Mappiamo cosa fa il tuo team ogni settimana, scegliamo cosa vale la pena automatizzare e lo costruiamo sugli strumenti che già usi.
Quando un’azienda dice di voler «mettere l’IA», dietro c’è di solito un processo che sta in piedi copiando e incollando tra quattro strumenti che non si parlano. Il modello da solo non lo risolve. A risolverlo è descrivere il processo con precisione, decidere quale parte può fare una macchina e collegare i pezzi.
Quella descrizione quasi mai esiste per iscritto. Vive nella testa di chi lo fa da cinque anni e cambia a seconda del caso. Buona parte del lavoro consiste nel tirarla fuori prima di automatizzare qualsiasi cosa.
Nella maggior parte delle aziende con cui lavoriamo i primi candidati si ripetono: ingresso e qualificazione dei lead, preparazione di preventivi e proposte, sintesi e follow-up delle riunioni, i report periodici che qualcuno monta a mano ogni lunedì, e la prima risposta a mail o messaggi che seguono sempre lo stesso copione.
Nessuno di questi sostituisce qualcuno. Tolgono di mezzo la parte di lavoro che non richiede criterio, che è esattamente quella che logora chi il criterio ce l’ha.
Ore liberate al mese e in cosa vengono impiegate, tempo che il processo impiega dall’inizio alla fine, percentuale di casi completati senza intervento, ed errori che il flusso intercetta e che prima passavano.
Il «prima» lo misuriamo con la mappa iniziale, perché altrimenti dopo tre mesi nessuno ricorda quanto ci voleva. Quel punto di partenza è metà del valore del progetto.
Veniamo dal marketing misurabile, non dalla consulenza di processo. Si vede in due cose: partiamo da ciò che si può contare e diffidiamo dei progetti lunghi che non mostrano nulla fino alla fine. Preferiamo mettere un flusso in produzione in poche settimane e discutere su dati veri.
E lo applichiamo prima in casa. L’agenzia funziona con agenti propri per analisi, produzione e manutenzione; quando ti raccontiamo dove si inceppa uno di questi progetti, è perché si è inceppato prima a noi.